Start-up, cercasi programmatori bravi e possibilmente esperti UX

Sempre più imprenditori USA e non si convincono di un good programmer crunch nel mercato e quindi iniziano loro stessi a programmare – learn to code – e consigliano altri di iniziare a programmare - inizia a programmare – Rimane però un dubbio, ma la UX, il buon design? Possiamo anche avere una buona idea e saperla anche programmare in Ruby, ma se è troppo complicata l’interfaccia a che serve? Il buon design dovrebbe prevalere?  Io sono convinto sempre più che tutto, anche il marketing, dovrebbe diventare design. Voi che ne pensate?

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Style.it Beatrice Carbone nel Flash Mob targato Micra Freddy

Qualche giorno fa una mia amica mi dice al telefono:”Ehi ma lo sai che Style.it è cambiato? Nuovo look, banner analogici e anche un flash mob d’autore” E io, che di robe femminili non ne capisco poi molto e di siti dedicati al mondo femminile ancora meno, le dico:”Ah sì? Interessante”. O qualcosa di simile. Poi fortunatamente la cosa è finita lì, perché proprio non sapevo che dire e casualmente siamo passati a parlare di altro. Vedi automobili.

Ma tu, scusa, non sei quello che si occupa di comunicazione on line, SEO, Web Marketing, bla, bla. No! Non so tutto e non mi occupo di tutto.

Poi oggi vado a vedere Style.it e scopro cose tipo questo video di Beatrice Carbone, prima ballerina della Scala, che fa micra esercizi per tenersi in forma. Esercizi che però vengono fatti durante l’attività quotidiana e in ufficio.

Sempre gironzolando per il sito Style.it scopro un video – in pochi giorni più di 8000 visualizzazioni – in cui sempre la stessa Beatrice Carbone di cui sopra partecipa ad un flash mob a Milano nella Galleria Vittorio Emanuele. Guardando attentamente si capisce inoltre che il flash mob è legato al lancio della nuova Micra Freddy di Nissan.

E dunque per farla breve, come diceva la mia amica al telefono style.it è effettivamente cambiato in meglio dal punto di vista della comunicazione non convenzionale avendo unito insieme on e off line in modo sinergico e strategico.

micra esercizi l’ho scritto di proposito e non è un errore :)

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La filosofia come sistema operativo

La filosofia è stata per millenni una disciplina per soli uomini, anzi per uomini soli. I filosofi sono stati considerati alla stregua degli scrittori e degli artisti e ancora oggi nelle università di tutto il mondo si insegna Kant come se fosse una star o meglio un santo. Racchiudere in una summa l’universo mondo, spiegare tutto o una parte è lo scopo di ogni filosofo che si rispetti, ma è anche un compito improbo, un atto di presunzione. Nietzsche

La scienza ha limitato molto il campo d’azione della filosofia relegandola ai solo metodi della scienza oppure all’etica e l’estetica. Eppure la filosofia ha ancora un senso, almeno finché si rimane dietro la linea del credo fideistico. Lo spazio sempre più ristretto tra la scienza e la religione è appunto il campo in cui può operare, ancora oggi, la filosofia contemporanea.

Ma che tipo di filosofia? Serve ancora il modello dello sforzo titanico del singolo che vuole racchiudere tutto in un parallelepipedo delle dimensioni di un trattato? Io ho in mente Linux, derivato da uno sforzo comune di migliaia di persone che hanno contribuito a mantenere e far evolvere il Kernel del cugino minore di Unix.

Possiamo noi concepire la filosofia come sistema operativo? La filosofia troverebbe giovamento da una mente collettiva? I pericoli del populismo e dell’appiattimento verso il basso ci sono tutti, eppure un algoritmo di manovra dei flussi di pensiero verso un sistema di polirisultati e conclusioni potrebbe e dovrebbe esserci.

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Apple potrebbe sparire entro pochi anni!

no non sono ubriaco di prima mattina e anzi sono mesi che penso a questa possibile evoluzione del mondo informatico. Dopo la presentazione di ieri Google Inside Search le mie convinzioni diventano sempre più consistenti.

Basta ragionare un attimo su come si stanno comportando i grandi big dell’informatica USA: Microsoft sta vincendo la sua battaglia con Xbox, Amazon vende ormai di tutto di più compreso spazio hosting scalabile sui propri server, Google si occupa di sistemi operativi (Android) ma anche di energia alternative e ingegneria genetica.

E Apple? Che fa? Continua a fare Apple e cioè produce dei cosi, aggeggi, con vari forme e colori e dotati di un ottimo sistema operativo. E poi? Poco o nulla escludendo software molto quotati come Final Cut oppure iTunes.

Goolge e Amazon stanno esplorando e conquistando territori che non c’entrano nulla con il loro core business originario e questo perché sanno che l’evoluzione tecnologica è ormai talmente rapida che chi si ferma è perduto, come diceva qualche dittatore di triste memoria. Microsoft lo a imparato a sue spese e ha iniziato seppure tardi il cammino di differenziazione e ricerca in vari campi e non mancano le novità come la Kinect per Xbox 360.

Certo Apple ha inventato modi nuovi di interagire con oggetti di per se noiosi come ad esempio un portatile. Apple ha diffuso il concetto di iPad e cambiato per sempre la telefonia mobile con l’iPhone. Essere gli inventori di una nuova tecnologia non sempre però garanzia di primato. Quello che conta è la resistenza nel tempo. Prima di Google c’erano vari motori di ricerca e uno di questi era il famosissimo AltaVista e poi Yahoo. Ora Google con l’invenzione di Android si messo all’inseguimento di Apple per cercare di conquistare il mercato mondiale della ricerca di parole chiave sui cellulari. Android è stato concepito proprio  per evitare che sugli smartphone di mezzo mondo ci fosse preinstallato Bing.

iTunes è la centralina dove comprare e raccogliere la propria musica, ma quanti ormai ascoltano LadyGaga direttamente da YouTube di Google senza scaricare nulla o comprare nulla? Inoltre YouTube, per ora solo negli USA comincia a fare concorrenza a Hulu e a Netflix. Aggiungiamo poi il fatto che il mercato della musica (anche in streaming) è super affollato e pieno di big come Spotify e ultimamente Amazon che ha venduto un intero album di Lady Gaga e prezzi stracciatissimi al punto da far collassare i propri server.  Presto Android invaderà le case, i televisori e le automobili. Le automobili si guideranno da sole e saranno Made in Google.

E Apple?

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Il paradosso della democrazia

Ieri sera ero a Il Kino a sentire Alessandro Baricco che diceva la sua sul mondo del cinema e mentre ascoltavo sintetizzavo alcune sue frasi salienti con più status sulla mia bacheca Facebook. Baricco è un intellettuale “aristocratico” e il suo discorso di ieri si può riassumere in una condanna del populismo, sia di destra sia di sinistra, e nell’affermare il primato della meritocrazia come valore di destra contrapposto all’egualitarismo culturale di sinistra.

I miei status su Facebook sono stati commentati spesso con risentimento e vero astio nei confronti di Baricco e la sensazione che avevo in quel momento è che si stesse ripetendo Kennedy vs Nixon. Nel famoso confronto elettorale chi stava in studio avrebbe dato come vincente Nixon, l’opposto di chi stava a casa a guardare la TV. Il pallore televisivo di Nixon, che non volle farsi truccare, fu la causa della sua sconfitta. Ecco molti dei commenti negativi su Facebook, mi sono sembrati più legati ad un astio di fondo, un’antipatia a pelle; un po’ tipo quella che spesso investe Marco Travaglio o Santoro.

La sensazione mia è che la forma stia prevalendo sul contenuto. Lo stesso contenuto viene poi sempre più semplificato e appiattito. Baricco ha accusato la sinistra italiana ( lui si è definito di destra, pur non votando a destra) di essere stalinista: se sei dissidente o sei un traditore o uno che ha degli interessi e quindi un ladro. Questa affermazione è in termini politici proprio il risultato della semplificazione a mera forma, colore, bandiera, bellezza o bruttezza di qualunque discussione culturale. La forma è contenuto, anzi questo ne viene sopraffatto.

Domani si vota per i Referendum. Che ne sappiamo noi dei quesiti? Poco e nulla e molto si deciderà a pelle, come l’antipatia. Il Referendum è un’alta forma di democrazia, forse la più pura essendo così diretta. Eppure il meccanismo di una persona un voto è proprio la testimonianza concreta dell’egualitarismo di cui sopra. I nostri voti anonimi saranno conteggiati come tutti uguali e il mio Sì o No equivarrà a quello di Carlo Rubbia, premio Nobel per la fisica.

Eppure io e il mio vicino di casa non siamo  premi Nobel.

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L’incontro del secolo: Keynes vs. Hayek secondo round

Keynes vs. Hayek: lo scontro finale tra due visioni economiche contrastanti:

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In principio era il Verbo

“…Il corpus complessivo della dottrina cattolica (e qui comprendo sia Vecchio e Nuovo Testamento, si ai commenti, le mille interpretazioni che ne hanno dato i teologi, ma anche i papi, i vescovi, e via via fino all’ultima omelia dei parroci dei paesi più sperduti), non è altro che un continuo rimando a testi e parole che sono state scritte, o sono state pronunciate altrove o in altro momento. Esattamente ciò che accade con le pagine virtuali di internet….quel corpus è la prima forma di ipertesto che l’umanità abbia mai conosciuto.”

“La Chiesa per secoli ha avuto come obiettivo la conquista di tutto il mercato, e non ha mai utilizzati una sola tecnica per volta da un punto di vista di marketing, ma sempre strategie diverse a seconda del territorio e degli obiettivi, agendo contemporaneamente su più fronti..”

“E dunque, l’unico modo per governare questa molteplicità era quello di riunire in sistema tutte le espressioni della Parola collegandole fra loro, cioè …creando un ipertesto. E se questo non fosse bastato ancora la Chiesa si sarebbe fatta medium essa stessa, diventando a sua volta canale di comunicazione. La Chiesa di oggi appare più che mai come un’enorme player multimediale rivolto verso il mondo, e mai come in questo caso si potrebbe affermare che “il medium è il messaggio stesso”.”

Questi brani sono tratti dal libro che sto leggendo in questi giorni:Bruno Ballardini, Gesù e i saldi di fine stagione (edizioni PIEMME). Non l’ho ancora finito ma ritengo, fosse anche solo per le poche righe che ho trascritto qui, che Gesù e i saldi di fine stagione di Bruno Ballardini sia un testo che valga la pena leggere più di tanti libri di comunicazione che vedo in giro per le librerie. Ho trovato in questo (lo vogliamo chiamare romanzo?) idee originali e scritte in una forma che solo a prima vista appaiono descritte in modo colloquiale e semplice. In realtà Gesù e i saldi di fine stagione è, parafrasando Carl Phillip Gottlieb von Clausewitz, la continuazione di una vera e propria lezione universitaria di comunicazione e marketing espressa con altri mezzi.

Questo libro è sì una storia romanzata che descrive l’ incontro/lezione tra un esperto di marketing e un cardinale di Santa Romana Chiesa che vuol capire di più su come poter salvare la Chiesa dal declino, ma più lo leggo e più mi viene in mente il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei. Ma non sarà che il cardinale veste il ruolo del povero Semplicio?

Vero Ballardini? :)

 

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