Intervista ad Henrik Rabell di Dating4u.it

Henrik Rabell è un giovane imprenditore danese di 34 anni che ha deciso di scommettere sull’Italia. La sua idea è quella di portare nel bel paese una formula di dating innovativa.

Allora Henrik parlaci di Dating4u.it.

Dating4u.it è la realizzazione di un sogno che ancora continua. Dating4u.it è una community online, ma visto che ormai parlano tutti di web 2.0 sarebbe meglio definirlo un Social Network, che ha come scopo principale quello di mettere in contatto tra loro i single. Donne e uomini, che vogliono incontrare qualcuno che sia il più possibile compatibile con il loro carattere e i loro interessi.

Spiegaci un po’ meglio come funziona Dating4u.it.

La community è strutturata in modo da rendere facile il contatto tra le persone. Questo avviene grazie a vari tool come ad esempio le 5 chat presenti sul sito. Una cosa che mi piace sottolineare è il fatto che su Dating4u.it gli utenti possono creare le Stanze.

In pratica se qualcuno iscritto a Dating4u.it è un amante del ballo, tanto per fare un esempio la Salsa, può creare una stanza dedicata a quel ballo latino americano. Se un utente di Dating4u.it scopre l’esistenza della stanza dei salseri ed anche lui un patito della Salsa, basta un click e farà parte di quella microcomunità.

Ogni utente può, inoltre, creare un suo blog dove può esprimere liberamente i suoi interessi e passioni.

Da quando è attivo Dating4u.it?

il sito di Dating4u.it è attivo da novembre 2007 con la versione beta, e siamo partiti il 10 aprile di quest’anno. Ma l’idea di Dating4u.it è nata quasi 3 anni fa. In questo periodo di tempo ho cercato investitori e partners.

Parlaci della struttura societaria di Dating4u.it

Dating4u.it srl è una società italiana gestita da Dating4u.it Holding aps. società danese. In entrambe le società ho la maggioranza delle quote. In Danimarca ci sono gli investitori tra cui anche un’ importante società che opera nel settore della moda.

Cosa ha di speciale Dating4u.it rispetto ad altri siti di incontri tra single?

Dating4u.it è la risposta danese a questo tipo di siti. La mission di Dating4u.it non è solo quella di fornire un luogo virtuale dove gli iscritti posono esprimersi liberamente creando stanze, blog, chattando oppure caricando foto.

Uno dei nostri punti forti, la via danese appunto, è quello di creare un ambiente fuori dalla rete con i nostri eventi per i single. Adesso gli eventi si limitano solo alla città di Roma, ma vogliamo farli in molte altre città italiane. La realtà virtuale che continua nella vita reale.

Naturalmente abbiamo in ballo molte cose, ma che per motivi strategici ora non ti posso rivelare.

Luca Sartoni ci ha gentilmente segnalato l’intervista ad Henrik Rabell realizzata da Intruders.TV Italia qualche tempo fa.

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Facebook in italiano

In questi ultimi mesi ci sono continue conferme del fatto che i social network stanno prendendo piede anche in Italia.

Gli ultimi dati interessanti sull’argomento italiani e internet 2.0 vengono da una ricerca di Forrester - via blog di Mauro Lupi - dove si evince che ci sono circa 10 milioni di lettori di blog e social network (definiti Spectators), 4,6 milioni che partecipano e commentano e quasi 3 milioni di Creators, ossia chi produce social contents (tiene un blog o carica video, musica o testo sui social network).

Uno dei fattori importanti che determinano la fortuna di un social network in un determinato paese è il suo livello di localizzazione, in pratica quanto questo si adatta agli usi e costumi del luogo dove il servizio viene proposto.

In Italia esistono molti esempi di social network molto conosciuti e frequentati. Lo scopo, il social marker, di questi network italiani è spesso il corteggiamento, l’incontro o addirittura l’amore.

Netlog e Badoo sono tra i primi e più in vista, con milioni di iscritti ma anche il danese, da poco trapiantato in italia, Dating4u.it mi risulta essere in fase di rapida crescita.

Il perno centrale della localizzazione di un software o di un servizio è la lingua. Nel caso di un paese come il nostro, dove la lingua inglese non è parlata dalla maggior parte della popolazione, questo fattore può essere addirittura un muro invalicabile, che riduce di molto le chance di sopravvivenza del servizio offerto.

Facebook, il social network con milioni di iscritti in tutto il mondo, in questo momento risulta avere 284.889 associati al network Italy, il che come numero non è proprio il massimo, considerando anche il successo riscontrato nel resto d’europa, UK in testa.

Facebook, molto probabilmente in consideranzione, del fattore limitante della lingua, ha deciso di introdurre anche in italia, la traduzione in lingua italiana dell’interfaccia utente e come nel caso del francese o del tedesco ha deciso di farsi aiutare dagli stessi iscritti, in un processo di cocreazione.

Vedremo nei prossimi mesi quanto la lingua è un fattore importante per lo svilupo  e la diffusione  in Italia di un social network o se ci sono altri fattori limitanti.

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The war against you

La storia siamo noi? Oppure la storia sono loro?

Discorso su l’open source economy

Yochai Benkler, noto esperto di legge, descrive come i progetti collaborativi del tipo Wikipedia o Linux rappresentino il prossimo stadio dell’organizzazione umana.

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Asini blogganti

Abbiamo scoperto l’acqua calda. La Universal McCann ha realizzato una ricerca sui social network denominata Social Media Tracker, che rivela un fatto sconcertante: in italia ci sono milioni di blogger e milioni di lettori di blogger.

Ma va? Incredibile, si direbbe una cosa da non dormirci questa notte.

Questa cosa fa il paio con i sondaggi elettorali che spesso si lasciano scivolare il bucatino perché hanno delle forchette troppo grosse.

L’Italia è da sempre il paese dove è perenne la chiacchiera, la polemica continua e le lunghe e frequenti discussioni, dunque non dovrebbe essere una notizia il fatto che milioni di nostri compatrioti abbiano riversato nello strumento blog tutte le loro intense passioni. Chi del resto si meraviglia più del fatto che noi siamo il paese di punta nella telefonia mobile?

Eppure tra i blogger nostrani questo report viene presentato con enfasi eccessiva o - vedi Mantellini - come perfino non credibile:”Prossima settimana pare che Universal McCann mettera’ su Flickr un numero congruo di fotografie di stormi di asini volanti“.

Cari amici bloggatori, un giretto nella blogosfera quella vera, non le classifiche che non vede nessuno, ve lo fate ogni tanto o no? Avete idea di quanta gente apre un blog su Windows Live Spaces?

Una notizia in anteprima, sembrerebbe che qualche milione di italiani sia iscritto a social network tipo Netlog e Badoo, però mi raccomando non fatelo sapere ai nostri blogger altrimenti lo sconcerto e lo stupore sarà inevitabile.

Ops mi sembra di aver appena sentito un raglio in cielo.

Update

Andrea mi fa notare che anche lui ha pubblicato un post sulla ricerca Universal McCann. Il suo post inoltre mi ha fatto scoprire una blogger francese, Sandrine Plasseraud che purtroppo non conoscevo.

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Quarto potere

CafeXperiment

CafeXperimet Ieri sono stato all’evento FotoGrafia Macello IV - Pics of Tomorrow e ho gradito molto la cosa perchè stato un modo piacevole per incontrare Valentina Cinelli, un’amica che presentava il suo progetto fotografico CafeXperiment.

Tutti i progetti presentati erano interessanti, ma CafeXperiment, secondo la mia modesta opinione, era ed è superiore sotto molti punti di vista. CafeXperiment, concretizzatosi fisicamente durante l’evento, ma preesistente nella sua forma virtuale da molto tempo, è un progetto che ha come punto di forza la sinergia tra due Social Objects: il caffé e la fotografia.

Il caffé in molte parti del mondo è sia argomento di conversazione sia un mezzo che facilita lo scambio di idee, non a caso si dice, infatti, “chiacchiera da caffé”. Il caffè è un social object, appunto.

L’idea geniale di CafeXperiment è quella di sovrapporre al caffé un altro potente social object: la fotografia. Sul sito del progetto si possono, infatti, vedere migliaia di user generated foto, che hanno come unico soggetto il caffé in tutte le sue declinazioni.

Ieri però il CafeXperiment di Valentina Cinelli ha fatto un ulteriore passo in più. Il caffè si è, infatti, materializzato sotto forma di una moka elettrica e di caffè distribuiti in cambio di una foto. L’area dedicata alle foto del progetto era piena di visitatori tutti attratti da questo fenomeno curioso di immagini di caffé, di persone che sorseggiavano caffé e altri che fotografavano e si facevano fotografare mentre bevevano caffé. Tutto questo si è trasformato in una tacita performance corale che ha enfatizzato ulteriormente l’interattività e la socializzazione. Smart move Valentina, smart move come direbbero gli americani!

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Italians destroy it better

La questione Alitalia, ma anche le mozzarelle di bufala dimostrano come il modello italiano sia un ormai diventato un modello strutturalmente fallimentare.

Quale sarebbe il modello italiano? In parole povere si può riassumere in un eccesso di individualismo che impedisce di fare sistema. Il modello italiano privilegia il privato sul pubblico, l’individuo sulla comunità, la gerarchia sulla rete.

Questo modello aveva qualche possibilità di sopravvivenza in un sistema chiuso e protezionista come poteva essere l’Europa degli anni 70, molto tempo prima della globalizzazione. Tanto per fare un esempio pre euro, il danno collettivo della svalutazione della lira si tramutava in vantaggio competitivo delle aziende che esportavano prodotti Made in Italy. I governi, soprattutto negli anni 80, non dovendo rendere conto della cosa pubblica a commissioni di Bruxelles indebitavano lo stato italiano fino all’inverosimile.

In questo momento storico lo scenario è completamente mutato. La globalizzazione ha reso i sistemi aperti e le nazioni di tutto il mondo sono entrate in competizione l’una con l’altra. Un modello open privilegia necessariamente i sistemi più efficenti ma soprattutto i modelli dove il collettivo è privilegiato rispetto al singolo.

L’Italia è un paese dove prevale l’eccesso di litigiosità e di polemica e dove è quasi impossibile fare sistema. In Europa la Francia, ad esempio, “fa sistema” cosicché governi e industrie agiscono come un unico blocco per conquistare posizioni e mercati. Bnp Paribas ha comprato BNL e questo non è l’unico esempio. Alitalia sembra, invece che in questo momento stia vivendo la sua 25 ora e forse fallirà perchè gli interessi particolari dei singoli avranno prevalso sui bisogni dei molti.

La storia della compagnia di bandiera in un mondo dove molti viaggiano con Easy Jet o Ryan Air e le automobili FIAT sono costruite in Polonia è un grossa stupidaggine. KLM era la compagnia di bandiera olandese, sono forse gli olandesi meno europei degli italiani? Gli olandesi sono gente pratica che non guarda alla forma ma va dritta al sodo. Inoltre la questione delle dimensioni del paese ha un valore molto relativo perchè la piccola Norvegia grazie al suo petrolio possiede ricchezze che gli consentono di soccorrere l’economia USA tramite i fondi sovrani.

La distruzione territoriale e dell’immagine a livello mondiale della regione Campania mostra quanto sia perniciosa l’ideologia dell’interesse particolare sul bene comune. La cosa o la casa comune al Sud come al Nord putroppo non interessa a nessuno. Il problema è che la nostra cosa comune fa gola agli stranieri perchè sanno benissimo quanto vale. Chiedete a qualunque giapponese che è in giro al centro di Roma a fare shopping perché si fa 10.000 Km per comprare scarpe e vestiti.

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Putting People First

Spesso leggo con piacere i post che trovo su Putting People First, blog dedicato al notizie sull’experience design, sul design utente-centrico e sull’innovazione. Putting People First, qui anche in italiano, si trova sul sito di Experientia, una società di consulenza internazionale con sede a Torino, fondata per aiutare aziende e organizzazioni ad innovare i propri prodotti, servizi e processi, attraverso una piena valorizzazione dell’esperienza degli utenti.

La mia modesta opinione è che il lavoro di segnalazione, aggregazione e traduzione di Putting People First è prezioso e andrebbe divulgato quanto più possibile.

Su Putting People First potete scoprire che:”Abbiamo raggiunto il punto nella nostra (disparata) adattazione sociale all’informatica e la tecnologia della comunicazione nel quale le generazioni tecniche più giovani hanno una tale autorità da essere impazienti e pronte a liberarsi di istituzioni che molti di noi ritengono essenziali, centrali e persino immortali. Sono pronti a disfarsi delle nostre scuole.” Estratto e tradotto da un articolo di Robert X. Cringely

Oppure sempre su Putting People First potreste venire a sapere che:”Potrebbe essere in corso un tiro alla fune per il futuro dei media tra i cosiddetti contenuti user-generated — tra cui gli amateur che producono blog, video e audio per il consumo pubblico — e i giornalisti, produttori di film e musica di professione, assieme alle facoltose aziende che li supportano. La conclusione più probabile: un approccio ibrido costruito attorno a modelli di business completamente nuovi, dicono gli esperti a Wharton.” Estratto e tradotto da The Experts vs. the Amateurs: A Tug of War over the Future of Media

Siete esperti di tecnologia e a casa solo voi siete in grado di far funzionare i tecno oggetti? Questo articolo sui risultati  di una ricerca commissionata da Logitech allora fa per voi.

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Sono sempre i milioni quelli che se ne vanno

In questi giorni assistiamo alla lenta agonia di Alitalia S.p.a.

Alitalia S.p.a. per quanto strategica è sempre e comunque una S.p.a. e vedere che in Italia tutti, indipendentemente dal loro ruolo o la loro competenza, possano mettere bocca sulle decisioni di una compagnia privata lascia quanto meno perplessi.

Alitalia S.p.a. non è la nazionale di calcio; Alitalia S.p.a. non è l’unica azienda italiana che potrebbe essere comprata e gestita da azionisti non italiani; Alitalia S.p.a. se non verrà comprata subito da qualcuno che sa come gestire una compagnia aerea rischia di sparire e comunque rischia di perdere un’ occasione come Open Sky e cioè l’accordo di liberalizzazione delle rotte tra Usa e Ue il cui avvio è fissato per domenica 30 marzo.

Sul sito ANSA Tullio Giannotti a proposito di Open Sky scrive:”Open Sky avrà l’effetto di una bomba su un mercato dei 27 dell’Ue finora ingessato da 16 accordi bilaterali con gli Usa (ognuno può viaggiare da diversi propri aeroporti a determinate località americane), da 5 intese restrittive e da 6 situazioni (i tre baltici, la Slovenia, Cipro e la Romania) che in mancanza di accordo devono negoziare di volta in volta le rotte. Per avere un’idea dell’impatto dell’accordo in base al quale una compagnia tedesca potrà decollare da una qualsiasi città francese e collegarla con il più sperduto aeroporto statunitense, basta pensare a due esempi: Air France varerà un volo Londra-Los Angeles e British Airways aprirà una nuova filiale che gestirà unicamente il traffico con gli Usa. Il nome dice tutto: “Open Sky”

Open Sky, inoltre, spiega il perché della fretta di Air France nel voler chiudere subito la trattativa.

In questo periodo di elezioni tutti si sentono autorizzati a parlare delle sorti di Alitalia S.p.a., che è una società privata quotata in borsa. Nessuno però ha capito quanto è drammatica la situazione e per capirlo è sufficiente andare sul sito di Alitalia S.p.a. e leggere la POSIZIONE FINANZIARIA NETTA AL 31 GENNAIO 2008:”Disponibilità e crediti finanziari a breve del Gruppo al 31 gennaio 2008 pari a 282 milioni di Euro, con una riduzione di 85 milioni di Euro (-23,2%) rispetto all’analoga situazione al 31 dicembre 2007 pari a 367 milioni di Euro”

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