In un intervista concessa a Youmark Alessandra Giaquinta, nuovo direttore generale di Universal McCann, al minuto 9:30 afferma:”…la televisone non è morta, non morirà mai, perlomeno in un paese come l’Italia” anzi al minuto 9:20 si autoiscrive tra quelli più caustici nei confronti dell’affermazione costante che la televisone è morta.
Bene tenendo presente questa premessa, andiamo alla quattordicesima pagina ( il libro italiano pag 301 ) del capitolo 9 dell’ormai citatissimo libro di Don Tapscott e Anthony D. Williams Wikinomics, la collaborazione di massa che sta cambiando il mondo e leggiamo:”Aziende come Hewlet-Packard, Siemens e Microsoft, per citare qualche esempio, stanno usando da qualche tempo i prediction market interni per stimare le vendite dei prodotti, identificare i farmaci promettenti candidati allo sviluppo e individuare i trend e le tecnologie emergenti. Essenzialmente, queste aziende pongono una domanda e successivamente invitano tutte le persone che vogliono partecipare – compresi i dipendenti, i partner, i fornitori, i clienti e altri stakeholder sufficentemente informati – a comprare e vendere azioni virtuali a seconda della fiducia che hanno in un determinato esito…“
e ancora: “…Ogni volta che l’azienda è ricorsa a questo strumento, le previsioni prodotte dai mercati interni hanno colpito nel segno come, o anche più, delle stime ufficiali elaborate dall’azienda…“.
Ora se i prediction market sono così efficenti nel predire il destino di un prodotto o di un’ azienda perché non utilizzarli per capire come stanno le cose e quindi quale sarà il destino della televisione commerciale italiana?
Se facciamo un piccolo sforzo un prediction market per fare le nostre belle previsioni ce lo abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. La Borsa Italiana, infatti, fa previsioni tutti i santi giorni e ci sono grafici per tutti i gusti e in tutte le salse.
Cosa ci dice Borsa Italiana riguardo le quotazioni di Mediaset Spa ? Se guardiamo il grafico qui sotto mi sembra del tutto evidente come stanno veramente le cose non vi pare? Ah lo stesso giochino fatelo per il gruppo Espresso e Mondadori e osservate quale è lo stato di salute della carta stampata.
Inoltre anche nel caso in cui la televisione italiana fosse in ottima salute c’è chi, come Vincenzo Cerami, sceneggiatore di tutto rispetto, afferma in un intervista a Youmark che la qualità delle cose prodotte dalla nostra fiction è bassa, anzi brutta e morticcia nulla a che vedere con quello che si produce all’estero con altri budget.
Un’ ultima cosa, quando andate a letto ricordatevi di spegnere la televisione, potreste fare brutti sogni.

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Non so dire se la televisione in Italia sia in fase terminale. Tendo a pensare che non morirà mai nel vero senso della parola, ma quella pubblica – generalista e non a pagamento – rimarrà in un perenne stato di coma profondo, a parte qualche eccezione. La cosa veramente grave è che sempre più persone potranno permettersi solo questa.
Per quanto mi riguarda non la accendo da un pezzo. Non è indispensabile, si vive benissimo anche senza, c’è una infinità di altri modi per passare il tempo in maniera costruttiva. Non sono contro la TV a priori, diciamo che sono diventata molto esigente e parecchio selettiva.
Brava Niki:”La cosa veramente grave è che sempre più persone potranno permettersi solo questa.” Hai centrato in pieno uno dei problemi. Gli strati sociali più deboli si potranno permettere solo una tv povera in tutti i sensi
dire che la tv è morta o morirà forse è eccessivo: semplicemente si rimedierà in altre forme.. è chiaro che così come la conosciamo oggi non durerà a lungo, io che mi sento di rappresentare la nuova generazione non la accendo mai, solo per le partite di calcio, e sto sempre connesso al web, che però devo dire che crea una certa dipendenza!
Un’altra cosa che ho notato, è che anche quella a pagamento invece di standardizzarsi verso l’alto, ossia in una maggiore qualità di contenuti, sempre più offre contenuti da coma profondo. E’ solo una mia impressione? E se così fosse è una situazione solo italiana? Conosco abbastanza bene la televisione in UK, ma non in altri paesi europei.
Michele ritengo che la dipendenza da web sia un finto problema. Il web è un mezzo e come tale si usa. Per di più è un mezzo che ne contiene tanti altri: il web è comunicazione, è televisione, è informazione, è gioco, ecc. Parlare di dipendenza da web secondo me è come parlare di dipendenza dalla lavatrice: se non ci fosse allora sì che avrei serie crisi di panico. Ma nessuno prende questa cosa come una malattia.
Mi trovo molto d’accordo con quanto detto da NIki e Michele. La tv di certo non morirà mai, almeno non lo farà per il prossimi 150/200. O forse più. Di certo si trasformerà in qualcosa di diverso. D’altronde i giornali e la radio non sono morti con l’arrivo di altri mezzi di comunicazione di massa.
Io credo che la scelta di abbandonare la tv generalista gratuita per quella tematica e a pagamento o altri mezzi più evoluti come internet – non sia dovuta esclusivamente a questioni economiche. Credo che sia necessario tener conto anche di altri fattori come le necessità di informazione/intrattenimento dell’utente e le sue reali capacità d’uso. Non è da ignorare nemmeno il fattore attivo/passivo nell’atto di fruizione del mezzo.
Niki l’esempio della lavatrice è perfetto. La storia della dipendenza da internet secondo me è un po’ costruita a tavolino da chi per secondi fini vede in internet una seria minaccia economica. La stessa realta reale spesso fa veramente schifo: guerre, alienazione, lavoro eccessivo o disoccupazione, sporcizia nelle strade e automobilisti non lontani dal comportamento criminale per non parlare della televisione e della qualità scadente dicerti programmi. Nonostante tutto questo poi ti vengono a dire…e ma internet è pericolosa e crea dipendenza. Fidatevi internet da fastidio.
Riguardo la televisione ribadisco che è morta come la stampa. Il problema è che intendete voi per televisione?
Per rispondere a Smerch:”D’altronde i giornali e la radio non sono morti con l’arrivo di altri mezzi di comunicazione di massa.” Ecco questa è la tipica cosa che si dice riguardo a internet e cioè l’enensimo canale che si andra a posizionare accanto alla telvisone, radio, giornali etc.
Sbagliato. TV, Radio e giornali sono canali di tipo Broadcasting come rivela bene l’acronimo di molte telvisioni americane ABC; NBC; CBS e la stessa BBC.
Nella comunicazione broadcasting la comunicazione è uno molti ed è quindi unidirezionale. Internet al contarioi non è broadcasting e la comunicazione è molti a molti. Questi commenti dimostrano che le comunicazione non è unidirezionale. Fate un po’ la stessa cosa con la TV. Certo ci sono le telefonate degli ascoltatori ma non è proprio la stesa cosa visto che c’è molto filtro e poi l’ascoltatore mica può aprire una tv tutta sua.
No date retta l’internet è un’altra bestia ed ha le caratteristiche della stampa tutto quello che c’èra prima è scomparso. Le cose scompaiono anche se ci può apparire incredibile. Anche il telegrafo è scomparso eppure nesuno si è scandalizzato. Anche i dirigenti IBM credevano che i PC non si sarebbero mai diffusi.
Date retta la televisone broadcasting è morta e sepolta. Quella con i nostri palinsesti personalizzati invece è viva e vegeta. Quando affittate un film su DVD non vi fate la vostra TV personale con il vostro palinsesto senza pubblicità in mezzo? Quando andate su YouTube e vedete o scaricate video non vi fate la vostra TV personale?
Sì, mi trovo a condividere il tuo punto di vista Roldano. Ogni tanto sogno una televisione che di televisione non abbia quasi più nulla, completamente integrata con la rete.
io per televisione intendo la fruizione di contenuti in maniera passiva e secondo un ordine/schema logico stabilito dall’autore..premetto che, come dicevo, la tv io non la vedo, e difficilmente riesco a vedere video piu lunghi di qualche minuto, credo comunque che parlare di morte della televisione sia eccessivo.. un film, ad esempio, è fruizione televisiva, cosi come l’ho intesa, sia che la vedo sul televisore che sul computer, che a livello fisico sono diversi ma a livello semiotico, nell’atto di vedere un film, sono la stessa cosa..stesso discorso per una partita di calcio o altro.. la televisione, uno a molti come dici roldano, esiste nel momento anche in cui milioni di persone si vedono lo stesso video virale, che poi io lo possa mettere nel mio canale o condividere su facebook o commentare nel mio blog ok, ma lo faccio dopo aver fruito del messaggio broadcasting.. questo è quello che io intendo dicendo che la tv non è morta, poi è chiaro che il televisore puo anche essere messo in discussione..
quando parlo di dipendenza, credetemi, lo faccio senza nessun interesse economico, magari io avessi degli interessi economici
lo dico per mia esperienza personale, e per quella di molti ragazzi che conosco.. sicuramente non tutti quelli che stanno sul web ne sono dipendenti, pero spiegatemi perche un paio di mesi fa, quando si partiva per le vacanze, molti blogger scrivevano tipo “parto, due settimane senza computer, come faro”.. e decine di commenti che ne parlavano come di una tragedia.. io dal web mi sento un po dipendente e non ho problemi a dirlo, mi da una bella sensazione immergermi nel flusso, sto in flow, e anche se non devo vedere niente mi capita di non riuscire a smettere di cliccare.. e con questo di certo non demonizzo internet, anzi mi piace un sacco..
Uh che commentone
Su Michele ti abbiamo scoperto dicci chi ti paga per parlare male di internet. Dicci quali interessi economici sono dietro
Ora a parte gli scherzi. Quando intendo televisione io mi riferisco a quella più diffusa: commerciale broadcasting. Naturalmente “la visione da lontano” ovvero televisone non è morta anzi.
La visione in differita, registrata, il DVD non sono più televisione ma video on demand. Io mi faccio il mio palinsesto e decido io come quando e cosa vedere e senza pubblicità. Lo stesso vale per i video virali – non si diffondono necessariamente in modalità uno a molti – sono io che decido se propagarlo o no. Io invece non posso stabilire se un film su Canale 5 verrà trasmesso o meno. Posso decidere di non vedere ma non posso intercettare il messaggio o modificarlo facendo un mix o un mashup e infine propagarlo.
Riguardo la dipendenza da internet ti porto come esempio gli esperimenti di privazione sensoriale degli anni 60. Se isoli una persona e gli impedisci di vedere, sentire, toccare etc dopo un po’ arrivano le allucinazioni. Noi siamo drogati di realtà. Il nostro cervello non può stare per troppo tempo senza la realtà.
Noi siamo quindi naturalmente tendenti alla dipendenza: Alcool, droghe, caffé, sesso. Questo succede perché il nostro cervello è fatto così e nessuna cultura o educazione può battere mai la fisiologia o la biologia. Possiamo controllare o cercare di equilibrare la tendenza, ma quella c’è e rimane e noi non ci possiamo farci nulla.
Internet, il metaverso sta diventando una seconda realtà che annulla lo spazio ed il tempo. Secondo me non esiste una vera e proipria dipendenza da internet. Il problema è che veniamo da un preconcetto sbagliato che ci fa credere che è “normale” frequentare solo la realtà normale appunto, nonostante certe volte questa faccia letteralmente schifo. Altre realtà non sono ammesse perché non sono normalizzate. Chi stabilisce cosa è normale e non? Altri uomini come te o me, buffo no?
Io penso che la televisione, intesa proprio come broadcasting, sia tutt’altro che morta. Con questo, non intendo dire che condivido il “come è fatta”, (non mi piace e, personalmente, non la guardo), ma mi limito semplicemente a osservare che ancora grandissmi strati di popolazione si limitano (per scelta o per necessità) a fungere da fruitori passivi del mezzo. Provate voi a chiedere ai milioni di persone che tornano a casa dal lavor, o a chi, finite le faccende domestiche, si “accomoda” in poltrona per cominciare l’insana “operazione zapping”, sino a cadere in uno stato di semincoscienza….
Il vero problema è che la tv in modalità broadcasting, per quanto brutta essa sia, è un mezzo comodo, che non richiede alcuno sforzo per essere subita.
La tv “on demand” (o, meglio ancora, il “flusso on demand”, come può essere tutto ciò che giunge dalla rete) richiede un livello di coscienza e di attenzione che non sono ancora in molti ad avere.
Certo, le nuove generazioni (e mi ci metto anche io, pur avendo passato i 40) sono avvantaggiate, e questo porterà indubbiamente a dei cambiamenti nei prossimi anni. Sul medio-lungo peridoo, forse il broadcasting così come è stato inteso sinora è destinato a mutare. Ma non con i ritmi che molti di noi pensano….
C’è ancora troppa resistenza da parte della massa perché ciò avvenga in tempi rapidi. E poi, non dimenticate che quelli come noi hanno un livello di attenzione su queste problematiche estremamente più elevato rispetto alla media delle persone, per intenderci, quelli che si identificano con la “famiglia Auditel”.
Vi faccio un esempio forse banale, ma che può essere utile a inquadrare meglio ciò che intendo dire… Anni fa, fui uno dei primi a Milano ad avere una connessione in fibra. E, comunque, ero perfettamente a conoscenza delle dinamiche della Rete e dei vantaggi della connessione a larga banda, in quanto me ne occupavo professionalmente (ai tempi facevo ancora il giornalista full time e avevo avuto la ventura di scrivere su un quotidiano di comunicazione, tutti i giorni su questi argomenti).
Quando mi trasferii in una remota località sul Lago Maggiore, mi trovai totalmente spiazzato in quanto, per almeno un paio d’anni, l’unica cosa che riuscii a ottenere fu una linea Isdn (sì, ISDN, e parlo di sei anni fa, non della prima guerra punica).
Solo dopo due anni arrivò Telecom Italia con l’Adsl….
Nella remota località di cui ho fatto cenno, TUTTI (e intendo proprio tutti, cioè tutte le fasce di età e di condizione sociale ed economica) erano lontani anni luce dall’idea che Internet avrebbe potuto sostituire in qualche modo la visione televisiva lineare cui siamo stati abituati dal 1954 in poi (e all’estero anche da prima).
Credo che ancora oggi (io sono nel frattempo ritornato a vivere a Milano) non sia cambiato molto. Avete idea di quanti comuni messi in quel modo ci siano in Italia? Alcune migliaia…
E di quante persone che vivono nelle grandi città ancora oggi ignorano completamente (o non hanno semplicemente interesse, pur conoscendoli) i nuovi mezzi di fruizione di contenuti audiovisivi?
Noi parliamo di video virali, i guru della comunicazione ci riempiono la testa con tante belle teorie. Che non contesto, perché indubbiamente rappresentano la vera evoluzione dell’informazione. Ma che oggi, purtroppo, sono ancora inattuali per larghissime fasce della popolazione.
Date retta, sebbene sia noto a tutti che la televisione lineare stia subendo una lenta e continua erosione degli ascolti, è ancora lontano il momento in cui la televisione diventerà smeplicemente un contenuto del grande contenitore che è la Rete. E’ più facile accodarsi al pensiero altrui che non formare una propria coscienza…..
Fabio il tuo commento è molto interessante perché mette in evidenza cose che dovremmo tenere sempre a mente e cioè il ritardo tecnologico e culturale di questo paese.
Il digital divide fa si che molte, troppe persone non sappiano cosa sia internet e rimanendo in balia di certi interessi che volutamente dipingono internet come il diavolo.
Va però detto che i fenomeni tecnologici alla fine arrivano e subiscono accellerazioni incredibili al punto ch egli scenari cambiano totalmente.
I cellulari sono un esempio di come l’italia sempre arretrata su tutto sia diventata all’improvviso il banco di prova di chi vuole sperimentare tecnologie d’avanguardia. Germania e USA sono indietro a noi.
La televisione classica potrebbe fare al fine della rana bollita. La rana non si accorse che la temperatura piano piano aumentava e non si accorse di nulla finché morì.
Questo succede più spesso di quanto si immaggini. Motorola si è talmente crogiolata sugli allori del razor che alla fine è stata emarginata dal mercato più aggressivo dei concorrenti.
il WiMax e la campagna Vodafone Casa potrebbero cambiare gli scenari in pochissimi anni. Comunque il grafico della borsa italiana mostra che gente molto più cinica e meno sognatrice ha capito che qui qualcosa bolle in pentola e sta scappando dalla nave prima che affondi.
Roldano, non per insistere ma la televisione non è morta. Semmai si è avviata inesorabilmente a morire. Solo che non sappiamo con precisione quando questo accadrà. Ho la netta sensazione, però, che questo non accadrà molto presto.
Mi trovo estremamente d’accordo con l’analisi che ne fa qui sopra, nei commenti, Fabio C.
Internet si è già posizionato accanto a televisone, radio, giornali ecc. E lì ci resterà per molto. Il fatto che il telegrafo sia sparito non significa assolutamente nulla. A mio modo di vedere non è un esempio valido, in questo caso. Il telegrafo non era un mezzo di comunicazione di massa. Era di tipo 1 a 1 e serviva esclusivamente per l’utenza che noi chiameremmo ‘business’. Per di più non intratteneva, né era passivo, due elementi invece caratteristici e fondamentali della televisione.
La tv satellitare, il digitale terrestre, la pay per view, le varie web tv sono già evoluzioni della tv. Come è già accaduto per la stampa e la radio, la tv si evolve, si sta evolvendo e si evolverà, com’è giusto e naturale che sia. E noi non possiamo farci un bel nulla.
Qui invece mi sembra che si voglia far a gara nel decretarne la morte prematuramente, per poter poi essere in grado di dire “Ecco, adesso la tv è morta. Visto? Io l’avevo detto sin dal…”
Una volta la televisione (mamma Rai in questo caso) aveva più contenuti culturali. Basti pensare alla grande quantità di documentari che la stessa produceva! Mi ricordo ad esempio il documentario musicale che producevano direttamente nei conservatori italiani, dove dalle classi di ogni strumento musicale i professori insieme ai loro allievi spiegavano le funzioni, dimamiche e caratteristiche degli stessi. Dunque nel momento in cui programmavano concerti di musica classica (e credetemi all’epoca erano tanti) il telespettatore associava meglio lo strumento musicale ad un relativo passagglio melodico o armonico grazie al concerto che ascolatva/vedeva! (ora gli strumenti musicali stanno diventando un pò come gli animali che stanno nello zoo…da vedere solo se si è veramente interessati ma da tenere alla larga se non “morde”, nel senso che il bambino potrebbe innamorarsene e studiarlo…..oooohhhh, per carità poi mi diventa un musicista…che professione sensa scopo di fine economico….)
Ora abbiamo la maggior parte dei programmi che “reality” dopo “reality” spazza via il ruolo da informatore culturale nonchè di far apprendere cose interessanti che, almeno la tv pubblica , dovrebbe espletare.
Un’ultima cosa; vi ricordate gli spot di pubblicità progresso sul senso civico che mandavano in onda? Facevano riflettere molto… ora addirittura nelle scuole pubbliche è sparita anche la materia di “educazione civica”… quindi a proposito di “internet come il diavolo”, chi è che stà degenerando? Meditate gente meditate!
No, non lo è, malgrado sia sempre più priva di contenuti. Personalmente mi limito a guardare film e telefilm americani e qualche rarità d’annata, sia perché la mia compagna lo esige, e perché il peer to peer ha tempi troppo lunghi, ma altrimenti, chi me lo farebbe fare?
Ma io faccio ancora parte di quella minoranza che è fully connected e vive in Internet.
Alex
Ho il presentimento che la televisione non morirà tanto presto, anche se è sulla buona strada… forse avremo un’integrazione tra web e TV…che sia possibile?
Ciao Rol,
a mio avviso una delle caratteristiche dello sviluppo tecnologico è che si “accompagna” ad un crescente sottosviluppo psicologico e socio-culturale.
La televisione è oggi il massimo esponente di questo stato di cose, in quanto rappresentazione commerciale (ed autoritaria) della realtà dove quest’ultima esiste in funzione del suo racconto mediatico.
Anzi, la realtà viene “inventata” dal medium televisivo per poter essere raccontata assurgendo così a realtà per lo spettatore (spesso ignaro, ignorante e passivo).
La televisione è sicuramente ancora “in auge” per chi è nato con essa ed oggi è – diciamo – “anziano”, ma è destinata a regredire fatalmente sotto la pressione emergente dei nuovi media, anche se come è stato detto il “fattore povertà” giocherà a suo favore per un bel pò…
Inoltre, non dimentichiamo che la televisione è la “voce ufficiale della politica” per cui in una società in cui tutto si è fluidificato, comprese le presunte dialettiche tra poteri dello Stato e tra pubblico e privato, e dove tutto si svolge secondo network e connessioni trasversali, essa è l’ultimo baluardo del potere e pertanto, come l’erba cattiva, non morirà.
Ringrazio tutti per i commenti che sviscerano il problema da più punti di vista. Smeerch va benissimo che insisti con la tua opinione i commenti sono qui apposta
Trovo tutti gli interventi interessanti ma nessuno però sembra aver dato peso al grafico della borsa. Numeri per favore non solo opinioni
Quando si parla di internet tutti a domandarsi: “ma quale sarà il business model, quella start up riuscirà a sopravvivere?” Domanda giusta, valida per evitare bolle speculative che fanno danni irreparabili, come sta succedendo ora con il famosissimo e sicurissimo mattone. Ve lo ricordate chi divceva “eh il mattone è la cosa più sicura dove fare investimenti”
Bene perché le stesse domande non si fanno con la televisione? Perché quel grafico punta in basso? Semplice gli investitori hanno capito che se la massa critica di persone che guarda la tv comincia ad essere costituita da persone povere e le pubblicità sono quindi soldi buttati al vento.
Il sistema comincia a scricchiolare perché il business model della pubblicità in televisione fa acqua da tutte le parti.
La domanda forse andrebbe posta in questo senso: Questa televisione commericale ( e non la tv in genere) ha un futuro? Secondo me no per il banale fatto che sempre più ricerche dimostrano che la pubblicità non attecchisce più nel mondo occidentale. Se la pubblicità non funziona chi paga poi le spese per la televisione?
infatti dalle tv pubbliche e gratuite (rai esclusa) che si pagavano con la pubblicità si sta passando a tv in scuro che gli utenti pagano.. la pubblicità è morta, o morirà, su questo sono d’accordo, ma la gente è disposta a pagare sky o fastweb o quant altro per vedere la tv..
La TV non è morta, ma è in atto un forte processo di rinnovamento legato anche al fenomeno youtube e webTV.
Il telecomando materiale e virtuale che gli utenti hanno a disposizione comprende un maggior numero di scelte possibili.
Sul business legato alla pubblicità non mi esprimo perchè non ho dati.
Parlando di contenuti, però, credo che le TV commerciali saranno costrette a un adeguamento alla nuova situazione, prima o poi.
Il proprietario di non so quante TV commerciali italiane ha recentemente dichiarato di non conoscere internet. Contemporaneamente fioccano cause sulla diffusione dei programmi televisivi su youtube, segno che qualcuno in azienda si è allarmato, dato che certi spezzoni di programmazione possono essere fruiti senza il capestro degli spot pubblicitari. Addirittura è possibile scegliere di vedere parti di programmi. Questa frammentazione, unita alla possibilità di condivisione, cambia la situazione, non tanto per le masse, quanto per chi ama selezionare i contenuti, siano essi di intrattenimento, di attualità o di politica.
Senza contare poi che chiunque può partecipare a progetti di webTV collaborative, Questo comporta un processo di TV faidate che osservo con molto interesse.
Papper
Spero di non ripetermi ma gli interventi sono così tanti che non gli ho letti tutti.
Avendo vissuto molto in Francia mi sono posto da tempo questa domanda e lavorando in un agenzia che tenta in qualche modo di riproporre una nuova visione della TV mi sono fatto un idea al riguardo.
La TV non è morta, ma sono i contenuti ad essere in declino e in particolare in Italia. Gli standard televisivi sono dettati non dai bisogni dei nuovi utlizzatori della TV, ma piuttosto in base ad una scelta dettata dalla tradizione e dal nipotismo… Il target in questo modo rimane una generazione sempre meno interessata ai programmi TV.
In Francia la TV digitale via ADSL permette uno standard più flessibile e con canali tv sempre piu simili al web e al contenuto giovanile legato all’interesse dei contenuti. Graficamente più innovative e soprattutto con un linguaggio attuale.
Per quanto riguarda il web TheBlogTV, Current e altri si stanno affacciando verso un nuovo mercato dove l’UGC si mescola alla produzione TV…non siamo in una fase di maturità ma la strada non è così lontana dall’esserlo.
No, non è morta ma è in una fase di profonda trasformazione.
teniamo presente che esiste ancora una larga fascia di popolazione che non ha ancora “assaporato” il web. Almeno non come noi che oramai ci viviamo e preferiamo dedicare anche il tempo libero ad internet sottraendolo sempre di più alla tv.
Credo che tra qualche anno ne vedremo delle belle!! Di sicuro la gente dovrà capire che lo sport aggratis , tanto per fare un esempio importante, sparira dalla tv libera e generalista. Rimarranno lì solo polpettoni per i meno acculturati.
Leo
non credo che la tv sia moribonda, perché non è mai successo che un nuovo medium abbia azzerato i precedenti. certo, il regime di broadcast sta cambiando, perchè (anche e soprattutto per ragioni economiche) deve adeguarsi alle pressanti esigenze attivate dallo scambio peer to peer, molti a molti. Il che significa profonde, anche profondissime trasformazioni, che tuttavia sono già in atto, mentre ne parliamo. Sempre più l’utente sarà insofferente per le scelte di palinsesto, per i criteri di messa in onda che favoriscono la quantità dell’audience piuttosto che la qualità, che relegano gli ascolti di nicchia in orari impossibili, ecc. ecc. E sempre più quell’utente ricorrerà al web, ai social network, per farsi da sè la sua programmazione, scaricando file abusivamente, ecc ecc. Tutto questo, con la lentezza di riflessi che caratterizza ogni istituzione, è già avvistato anche all’interno dei gestori tv, pubblici e privati. Perché il gran pubblico (ammesso che ancora esista…) se ne accorga, ci vorrà del tempo. Ma intanto già mi sembra che qualcosa è cambiato. La tv nostrana diventa sempre meno letteraria e sempre più spettacolare, meno bacchettona e più aperta a forme nuove di consumo culturale. Aumenta la produzione di fiction che cerca quanto meno il confronto con le produzioni di maggior share nel mondo, programmi come il GF, o le isole ecc. mettono in campo “l’utente qualunque”, da Maria de Filippi chiunque ha i suoi quindici minuti di celebrità… Cioè, siamo ancora nel broadcast, ma sempre meno autoriale, sempre meno prescrittivo, sempre più performativo… la tv non è mai stata un consumo “passivo” (almeno, da quando esiste il telecomando…), così come la pubblicità non è mai stata un persuasore occulto… ma, certo, lo sarà sempre meno, e chi di tv vuole vivere (economicamente parlando) non potrà che riposizionarsi a partire dallo stato delle cose.
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quanti commenti e quanti spunti interessanti!!! A parer mio, la televisione è morta dal momento che non ha saputo adeguarsi al cambiamento.
La tipologia di comunicazione unidirezionale non è più sostenibile e chi persiste su questa strada perde. Il consumatore, come ormai si dice da tempo, vuole più attenzione, vuole interagire, farsi condottiero o veicolatore dei messaggi, vuole qualcosa che sia fatto su misura per lui. In poche parole è lui che deve scegliere e non subire passivamente i palinsesti. Credo che sia questo il nodo cruciale.
Potrebbe resuscitare? Beh diciamo che potrebbe (e parlo di canali non free gli unici che cercano di rimanere aggrappati a qualcosa) ma è difficile.
Prendiamo come esempio i giochi olimpici, io lo definirei il dramma dei drammi. Possibile che la Rai non abbia messo a disposizione del fruitore comune un mosaico interattivo attraverso il quale decidere quale evento seguire? Possibile che veniva continuamente fatto un ping pong in base a quello che piaceva di più al regista? Bastava collegarsi a Internet ed invece le cose cambiavano. Purtroppo manca la volontà di cambiare, forse anche la mentalità di capire che quando si è arrivati al punto di non ritorno o si comincia a riscrivere una nuova era o chi si ferma è perduto. Internet è un mezzo che permette di assecondare il cambiamento nel migliore dei modi. Si potrebbe vivere senza di esso? No! Ma non per una questione di dipendenza, semplicemente perchè è il mezzo che ci permette di comunicare ancora, e non si può non comunicare assioma fondamentale direi!!!
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