Recessione ed i Virtual Goods di Habbo e Facebook

Sono convinto che i Virtual Goods – beni immateriali e virtuali – potrebbero risultare utili per risollevare il mercato in questa fase di recessione. Le micro spese associate ai Virtual Goods potrebbero essere la chiave di volta per mantenere milioni di posti di lavoro. Habbo e Facebook sono ottimi esempi di questo tipo di economia virtuale.

Fantascienza?

Non credo. Anche Masaru Ibuka ingegnere della Sony venne spernacchiato negli anni 50 quando propose di fare le radioline tascabili a transistor. Eppure nel marzo del 1957 la Sony produsse la TR-55 la prima radio tascabile a transitor del mondo.

Vogliamo parlare dei fratelli Wright che credevano addirittura che l’uomo potesse volare usando macchine con le ali. Che cosa incredibile vero? :)

I crolli in borsa di oggi non sono puramente finanziari, cioè legati a speculazioni degli investitori. I crolli di oggi sono legati al terrore dei mercati che l’economia reale del mondo si fermi a causa della recessione. Una recessione che potrebbe essere lunga e dolorosa. Negli USA ogni mese vengono licenziate migliaia di persone e presto anche qui si sentiremo gli effetti della manovra delle aziende che spaventate si liberaranno della zavorra forza lavoro.

Molti ora dicono erroneamente ed in mala fede che il mercato ha fallito. Mercato? Scusate ma di quale mercato stiamo parlando?

Mercato? What’s mercato?

Sono decenni che viviamo in un economia finta, un’ economia di cartone dove il vero mercato non esiste più. Quanti fantastiliardi di euro paga L’Unione Europea per mantenere sul mercato gli agricoltori europei? Quanti milioni di euro pagano i singoli stati specie qui in Italia per sovvenzionare giornali e riviste e quindi indirettamente anche la pubblicità? Quanti sovvenzionamenti ha ricevuto l’industria automobilisitica con la rottamazione? Quanti milioni di dollari chiederanno al novello presidente USA le case automobilistiche americane Ford, General Motors e Chrysler in debito d’ossigeno? Vogliamo parlare dell’Alitalia? Ora tanto per non farsi mancare nulla c’è pure la nazionalizzazione delle banche di mezzo mondo.

Produrre oggetti materiali costa e tanto sia in termini di energia sia in termini di stipendi e materie prime. Spostare la produzione in Estremo Oriente ha fatto si che un portatile Compaq, che nel 2000 costava ancora 6 milioni delle vecchie lire ora si possa trovare a soli 500 euri, ma questo è stato possibile solo grazie a stipendi molto bassi degli operai cinesi. Ora che qui in Occidente ci sono legioni di precari e disoccupati chi comprerà tutta quella scintilante tecnologia? Tenete conto che notebook e smart phone sono ancora comprabili, ma le case e le automobili?

Cosa c’entrano gli oggetti o meglio le merci virtuali o Virtual Goods con tutto questo? Ora ve lo spiego

Prima però consentitemi un piccola premessa importante sull’utilità delle cose inutili.Quante volte a proposito di Twitter e Facebook o qualunque cosa nuova ed immateriale vi siete sentiti dire la solita frase:” Ma a che serve?”. Bene ora domandatevi quante cose all’apparenza inutili fanno parte integrante della nostra economia?

Chiedete ad esempio agli olandesi se ne sanno qualcosa del fiorente mercato degli organi genitali delle piante, meglio noti appunto come fiori. I fiori sono usati in mille circostanze eppure non hanno un utilità pratica reale. I fiori costituiscono un simbolo, rappresentano un idea o un sentimento.

Siamo d’accordo quindi che anche le idee o simboli possono avere un mercato, vero?

Altro esempio sono le sedie e gli oggetti della casa di Barbie. A che servono i piccoli tavolini o le sedie rosa? Anche qui provate a domandare alla Mattel quanto fattura grazie alle sedie lillipuzziane e vedrete che cifre escono fuori.

Siamo d’accordo quindi che anche oggetti inutili nella realta quotidiana come le case di bambole possono produrre fatturati di tutto rispetto, vero?

Capito questo si capisce anche perché le tortine da compleanno da 1$ su Facebook abbiano prodotto 35 milioni di dollari di fatturato.

Il mondo delle Virtual Goods è un mondo in crescita che produce via via guadagni sempre maggiori ed il 10 ottobre si è tenuto a San Francisco il Virtual Goods Summit 2008.

Tra le star del summit c’era ad esempio Paul Thind,  General Manager, North America at Sulake Inc. in rappresentanza di Habbo, uno dei mondi virtuali più famosi tra gli adolescenti.

Habbo è un colosso fatto da circa 100 milioni di ragazzini e adolescenti  – in Italia ce ne sono più di un milione – che spendono soldi veri per i virtual goods, che su Habbo Hotel si chiamano furni, probabilmente dall’inglese furniture. In questo momento su Ebay c’è chi vende furni in cambio di piccole somme,

Sulake però non è l’unica realtà che si occupa di Virtual Goods. Molti altri ce ne sono più o meno conosciuti che si occupano di mondi virtuali o sistemi di micro pagamento: Meez,IMVU,Zynga, Zong e molti altri ancora.

Dimenticavo la grandiosa macchina da soldi di World of Warcraft, ma questa come direbbe qualcuno è un’altra storia :)

Intanto nell’Italia del 1933…

E negli USA del 2008…

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