Ti racconto una cosa prima…
Siamo a Londra e i protagonisti di questa vicenda sono da una parte la Morgan Stanley, holding bancaria ai vertici della finanza internazionale e, dall’altra, un giovane liceale di 15 anni, Matthew Robson, stagista estivo presso la suddetta società.
Al termine della collaborazione la Morgan Stanley chiede a Matthew di elaborare e di descrivere i gusti dei suoi coetanei riguardo al mondo dei media e dei social media. Il report stilato dal ragazzo ha messo in ginocchio, tra gli altri media più tradizionali – radio, TV e giornali – proprio Twitter.
Interessante questo articolo che, a mio avviso, mette a fuoco il panorama completo di questo scardinamento che ha scosso i Media.
Mi compiaccio anche – e con un sorriso orgoglioso del tipo “eh, come ho scritto su Scenari futuri: musica come acqua!” – della riflessione del nuovo guru della City riguardo al consumo di musica tra i giovani… Comunque leggilo pure, non ci vorrà molto, e poi torna qui che non ho finito.
Quale sarà il destino di Twitter?
Il microblogging a mio avviso non è amato dai più giovani anche per una questione più prettamente narcisistica.
Dov’è la mia fotogallery? Cosa condivido con i miei amici? Dove posso postare il mio video in modo esplicito?
L’url che si inserisce in una twittata copre completamente il contenuto a cui conduce. Cliccherò solo se la persona che sto seguendo presenta in modo allettante questo contenuto. E chi è meno abile ad esprimersi, mi viene da credere, non si sentirà mai abbastanza appagato dal twit. Ma con tutti i link che ci propinano…avrò la voglia di curiosare davvero? E più che altro…che probabilità avrà un buon messaggio di essere visto e riconosciuto tra tanti?
E il like? Dove e quanti like otterrò?
E poi scusa, solo 140 caratteri e 1 foto minuscola sul profilo??
Io per prima adotto Twitter senza riuscire ad immaginarlo disaggregato da FriendFeed e da Facebook. Non mi metterei a cinguettare dal cellulare e lo interpreto come uno strumento potenziale che mi permette di aggiornare lo status di altri social network, ma non lo concepisco fine a se stesso se non a livello di maggiore bacino di contatti possibili.
Che sia (o sia destinato ad essere?) apprezzato principalmente da una nicchia di “adulti” conoscitori del web e capaci di scrivere in modo efficace?
Così, io l’ho detta fuori dai denti, ma sono ben disposta a cambiare idea
Questo post è stato scritto da Stefania Fussi e la puoi contattare qui.
Bhè direi che da qui ad etichettare il 15enne nuovo guru della city ce ne voglia.. le tipologie di ragazzini di quell’età sono molto diverse tra di loro, e non sono di certo i “consumatori” tipici di servizi quali Twitter e Friendfeed. Ma per esempio, mia sorella ha 16 anni ed imparando da me ha sia un blog che un account Twitter: è l’unica della dua scuola credo.
Hai ragione a dire che Twitter è apprezzato principalmente da una nicchia di “adulti” conoscitori del web e capaci di scrivere in modo efficace.
E’ esattamente così. In più in Italia ancora non fornisce, almeno a mio avviso una fonte di traffico web efficace per il proprio blog, a meno che non sia già affermato. A me personalmente arriva molto traffico da Facebook, Twitter da questo punto di vista proprio non mi soddisfa.
Sì Stefania, sono d’accordo con te quando dici di nn poter fare ameno di twitter, nn disaggregato però dagli altri “network” (friendfeed, etc…).
Però mi chiedo x’ questa attenzione e focus sul target 15 anni?
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@ Giorgio e Andrea: Sì, non voglio generalizzare, la cosa che mi ha colpito di più in questa vicenda è stata proprio la reazione dei “piani alti”. Dopo aver pubblicato la relazione del ragazzo, Edward Hill-Wood di Morgan Stanley ha commentato: “Lo scritto ha generato circa cinque volte le reazioni rispetto ai soliti rapporti del nostro team. Abbiamo ricevuto decine e decine di e-mail e telefonate da managers e Ceo.”
Staremo a vedere, mi sembra solo che la filosofia UGC si stia estendendo oltre ai contenuti del servizio, e che siano veramente gli utenti di qualunque target ad influenzare i trend online. Per quanto riguarda l’utilizzo di Twitter in sè, mi sembra che ci siamo capiti
Ahahah…quanto mi sbagliavo!